Verde, magenta e nero
2013/2025
​Gli incendi senza fine nella macchia mediterranea, il viraggio in verde prova a trasfigurare i luoghi devastati dalle fiamme, una ricognizione botanica e paesaggistica tra illusione e svelamento. ​​
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Apri documento/Area di lavoro, pittura/Filtro fotografico verde 75%/unisci livelli/foto ritocco generico/piccole macherature.
E.P. 2025
Verde, magenta e nero, 2013/2025
Vetrina dello studio Diretta, Via Ammiraglio Gravina 99 Palermo
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Alessandro Di Giugno attraverso uno sguardo poetico e politico filtra la realtà e ricostruisce il paesaggio, condensando con il colore verde l’immagine. Un’alchimia dissacrante rigenera la visione del paesaggio devastato dal dominio sacrilego dell’uomo che con il fuoco distrugge.
Di Giugno conduce lo sguardo in un’amplificazione rigenerante dove l’immagine si distende in una monocromia carica di riconciliazione con il regno vegetale e di denuncia del crimine della natura umana. Un’immaginifica visione svela lentamente la fredda illusione.
Francesco Piazza, 2025
Verde, magenta e nero, 2013/2025
Collezione della pinacoteca del Museo Minà Palumbo, Castelbuono, Palermo.
Le ferite inferte dagli incendi ai paesaggi madoniti sono narrate da Alessandro Di Giugno attraverso uno sguardo critico e volutamente provocatorio. Nelle sue fotografie, la tonalità del verde si carica di una potente ambiguità semantica, passando da un sussurro di latente speranza a un’aspra denuncia dello scempio perpetrato. Le immagini, attraversate da una tensione palpabile che coniuga l’estetica dello sguardo all’urgenza etica, trasmutano il dolore in una meditazione di profonda intensità contemplativa. Egli registra con attenzione le cicatrici indelebili impresse dalla mano dell’uomo sul corpo vulnerabile della natura, offrendo al contempo una riflessione sulla sua capacità di opporre resistenza e di innescare, tenacemente, processi di rigenerazione.








